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E' antica e lodevole la consuetudine dei fedeli di chiedere ai sacerdote di celebrare la Santa Messa secondo le proprie intenzioni, normalmente per uno o più fedeli defunti, facendo una offerta. Nella città di Roma il Vicariato suggerisce di fare una offerta di al meno 10 euro, anche se i sacerdoti sono sempre disponibili a celebrarla anche senza offerta quando la richiedono persone con poche possibitità economiche. Evidentemente non si tratta di pagare la Messa, che ha un valore infinito, ma di aiutare i sostentamento dei sacerdoti e della parrocchia.

 

La S.Messa domenicale delle ore 12 viene celebrata dal parroco pro populo, cioè in beneficio di tutta la comunità parrochiale.

 

Tutte le altre S. Messe possono essere prenotate dai fedeli. Per farlo conviene recarsi in sagrestia (evitando di farlo nei minuti che precedono e seguono le celebrazioni), oppure in segreteria (dalle 9.30 alle 12.30 dei gioni feriali). Risulta anche possibile fare la richiesta telefonicamente (giorni feriali dalle 9.30 alle 12.30, e dalle 16.30 alle 18.20).

 

In queste Sante Messe, come previsto dalle norme liturgiche, il nome del defunto viene detto all'inizio della celebrazione, oppure nella preghiera dei fedeli. Questo viene fatto come concessione, e nasconde la tentazione di "appropriarsi" di una azione che è di tutta la Chiesa ed a beneficio di tutta la Chiesa, di tutti i fedeli vivi e defunti.

 

L'importante non è che venga detto il nome, ma che il sacerdote offra il Santo Sacrificio secondo l'intenzione richiesta; quando l'orario desiderato risulta già richiesta l'intenzione, il consiglio è di far dire la Messa in altro orario anche se il richiedente non può essere presente. Altro discorso è che i congiunti, con motivo delle ricorrenze dei propri cari, vogliano partecipare e offrire le loro preghiere ed intenzioni svolgendo le funzioni del sacerdozio comune dei fedeli, anche se il sacerdote "la offre" per altre intenzioni.

 

In seguito, alcune recenti disposizioni del Cardinale Vicario sulle Sante Messe:

 

Alcune norme liturgiche in materia di celebrazione dell’Eucarestia. Negli incontri con i nuovi Parroci è stato chiesto di ricordare alcune norme riguardanti la celebrazione di SS. Messe:

a) S. Messa “pro populo”. I parroci hanno il dovere di coscienza di applicare una S. Messa per la comunità parrocchiale ogni domenica e nelle feste di precetto. Chi ne è legittimamente impedito, applichi negli stessi giorni attraverso un altro sacerdote, oppure personalmente in giorni diversi (cf. Can. 534 - §1).

b) Ricordo del nome. Il desiderio dei fedeli che siano menzionati i nomi dei defunti, per i quali è chiesta l’applicazione della Santa Messa, può essere soddisfatto prima dell’inizio della celebrazione o nella preghiera dei fedeli. Si eviti di farlo al memento dei morti, salvo nel caso della Messa esequiale (cfr. Decreto del Card. Camillo Ruini, del 3 maggio 1991, n. 5).
 

c) Messe binate. Il sacerdote che celebra più Messe nello stesso giorno per necessità pastorali, deve applicare ciascuna di esse secondo l'intenzione per la quale è stata data l'offerta e può tenere per sé l'offerta di una sola Messa, consegnando le altre all’Ufficio Amministrativo del Vicariato per i Seminarti della Diocesi di Roma (cfr. can. 951 §1; Decreto del Card. Camillo Ruini, del 3 maggio 1991, n. 6).
 

d) Abbondanza di intenzioni di Messe. Se vengono richieste celebrazioni di Messe in numero maggiore di quante possono essere celebrate, è buona cosa - se possibile - consegnarle in Vicariato perché siano inviate ai nostri sacerdoti fidei donum o date ai confratelli di Roma che ne sono sprovvisti, come segno di fraternità sacerdotale e di condivisione.


e) Messe collettive. Per disposizione della Santa Sede è concesso, non piú di due volte per settimana e con il consenso previo degli offerenti, di soddisfare più intenzioni con una sola S. Messa, celebrata secondo un'intenzione «collettiva». La somma delle offerte eccedente l’intenzione abituale, che può essere trattenuta dal celebrante, deve essere consegnata all’Ordinario, che la destinerà a finalità diocesane (cfr. Decreto della Congregazione per il Clero, 22 febbraio 1991). Con Decreto dell’Em.mo Card. Camillo Ruini, del 3 maggio 1991, n. 3, tale somma è destinata alla costruzione delle nuove chiese. Poiché si è diffusa la prassi di celebrare più di due volte per settimana secondo un’intenzione «collettiva», chiedo ai Prefetti di voler riflettere sull’argomento con i confratelli Parroci di ciascuna Prefettura e di portare le proposte al Consiglio dei Prefetti per una soluzione condivisa del problema.